Un meraviglioso arcobaleno di cazzotti. The Peacock Mantis Shrimp – PARTE I –

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Chissà se ne avete mai sentito parlare!? Il gambero-mantide, il ‘pugile del mare’..
Curioso vero? I nomi che gli sono stati affibbiati, intendo. E non è finita! Locusta di mare, gambero assassino o ‘thumbs splitter’, letteralmente, lo ‘sfasciapollici’. Rassicurante eh?!
Un nome particolare, una fama che pesa, tante leggende al suo seguito. Strano come un animaletto di poco più di 20 cm possa richiamare così tanta attenzione. Ma se la merita, credetemi.

Con gambero-mantide si intende praticamente tutto un Ordine di organismi marini, quello degli Stomatopodi, composto da più di 300 specie similari. Sono genericamente organismi quasi esclusivamente marini e si trovano in acque basse, principalmente nascosti tra le rocce, in anfratti o in buchi scavati nella sabbia. Quasi tutti preferiscono acque relativamente calde distribuendosi principalmente sulla fascia dell’Equatore.
Questi animali, simili nelle forme alle nostre cicale di mare (chiamate anche con un termine meno aulico ‘canocchie’) sono Crostacei, appartenendo quindi allo stesso grande gruppo che comprende granchi, gamberetti, paguri e aragoste e tutti quegli animali marini che possiedono una ‘crosta’, ovvero una scorza dura che li protegge. Sono sicura siano altrettanto deliziosi, ma come potete ben immaginare non è di questo che voglio parlare!
Prima di tutto, perché gambero-mantide.
Magari lo immaginate già, per chiunque abbia mai visto una mantide religiosa da vicino il collegamento è diretto. Entrambi appartengono allo stesso grande gruppo (Phylum) degli Artropodi. Questo vuol dire che una mantide terrestre e un gambero marino, che vivono in due mondi agli antipodi, hanno una relazione di parentela più stretta di quella che un pesce e il gambero stesso possano mai avere, anche se condividono lo stesso ecosistema.

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Ma questa è una considerazione fine, non salta all’occhio subito. Un soprannome deve essere indicativo, nei limiti del possibile. Presentare come ‘Il Secco’ un vostro amico di 1 metro e 90 per 120 chili non aiuterebbe, per chi non lo conosce, ad individuarlo tra la folla..
Guardate le zampe, la postura delle zampe anteriori. Se queste foto non vi convincono cercatene altre mille. Le appendici frontali sono divise in segmenti, due dei quali sono mantenuti vicino al corpo, ripiegati. In soldoni, la mantide prega, il gambero pure. Semplice.
Questo dettaglio strutturale vale per tutti i gamberi-mantide ed è solo questione di postura, comune a tutte le centinaia di specie appartenenti a quest’Ordine.
Ma ce n’è una, in particolare, unica nel suo genere, che merita tutta la nostra attenzione. La sua fama scatena le fantasie dei neofiti di Biologia Marina e la sua etologia, suo malgrado, è la ragione di tutti quei soprannomi. Una sorta di affascinante, coloratissima, leggenda metropolitana.
Signori e Signore lasciate che vi parli del gambero-mantide per eccellenza, l’unico e vero pugile del mare, la canocchia pavone, Odontodactylus scyllarus!
Il nome latino l’ho messo solo perché le canocchie comuni, che noi tutti conosciamo e apprezziamo – per lo più in ristorantini sul mare – appartengono al genere Squilla, e non Odontodactylus. Quindi parenti si, ma non così simili.

Una bellezza disarmante la sua. Perché canocchia pavone? Basta guardarla è evidente. I colori del suo carapace sono vivi, cangianti, splendenti e soprattutto..indescrivibili. Nel senso reale del termine però.
Cosa intendo? Che la bellezza si mostra agli occhi che la sanno vedere. O meglio. Agli occhi che sono fisicamente strutturati a percepirla.
La scienza toglie molto romanticismo alle cose..

Sapete come vediamo noi, a grandi linee?
All’interno dell’occhio, nella retina abbiamo delle cellule, i coni, che contengono un pigmento visivo chiamato opsina che ha un picco di sensibilità o blu o rosso o verde. La nostra percezione del mondo si basa su una visione tricromatica. Blu. Rosso. Verde. I colori primari.
Noi guardiamo un oggetto, le informazioni vengono mandate dall’occhio al cervello che elabora ed è in grado di dirci che colore abbiamo davanti, come se fossimo in grado di combinare quei tre soli colori per crearne altri mille (licenza poetica, non mi prendete letteralmente).
Sapete quante opsine, ovvero colori base, combinano gli occhi di una canocchia pavone? SEDICI.
Se siete familiari con il calcolo combinatorio, il numero di combinazioni possibili potrebbe farvi esplodere il cervello.
Riuscite ad immaginare con che vivacità viene percepito il mondo intorno a loro? Tecnicamente non vedono più colori di noi, ma li percepiscono ad intensità a noi sconosciute.
E come se vedessero, citando un grande appassionato del genere, ‘una bomba termonucleare di luce e bellezza.’
Occhi speciali i loro, peduncolati, composti e divisi in tre porzioni ciascuno, ognuna delle quali contiene una sorta di pupilla che di concerto con le altre, sovrapponendo le immagini, crea una visione nitida e permette la percezione della profondità, così che ogni occhio possa essere usato indipendentemente.

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Gli stomatopodi sono l’unico ordine di crostacei esclusivamente predatori, non si nutrono mai di resti di altri animali ma sono cacciatori attivi, veloci e precisi, una vista più che ottima è necessaria.
Ah, e percepiscono la luce polarizzata.
Non è il caso di entrare nel dettaglio di questo tipo di luce, visto che ho esaurito le mie conoscenze di fisica il giorno stesso dell’esame. O anche prima. Ma vi basti pensare a come cambia la percezione del mondo intorno a noi quando indossiamo degli occhiali polarizzati.
Praticamente gli occhi di questi animali sono lettori DVD, con dei Polaroid incorporati. Nessun’altro animale sulla faccia della terra può farlo. La cuticola di varie parti del corpo polarizza la luce usando appositi pigmenti colorati e il segnale può essere percepito SOLO dai conspecifici, come una sorta di linguaggio segreto.
Sono una specie sociale quindi, oltre a dover distinguere bene le prede colorate che zampettano per la barriera corallina, per loro è importante comunicare con i conspecifici. Informazioni sullo stato di salute, accoppiamento, territorialità..
I colori sono un’ottima forma di comunicazione, necessaria in un mondo ‘silenzioso’.
Questi animali percepiscono l’ambiente che li circonda in un modo totalmente diverso e fortemente amplificato, usando i propri colori e la percezione degli stessi.
Non a caso appaiono così.
Custodi di un codice segreto, la loro vera bellezza la vedranno solo loro. Meravigliosi, aggressivi e spietati arcobaleni di cazzotti.

Ma di questo, se per voi va bene, vorrei parlarne la prossima volta..
TO BE CONTINUED..

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